MOBBING: DALLA CASSAZIONE UN''ARMA' IN PIU' PER TUTELARSI LA SENTENZA, SI POSSONO USARE ANCHE FRASI OFFENSIVE PER DENUNCIARE SOPRUSI
Roma, 17 set. (Adnkronos) - La Corte di Cassazione offre ai lavoratori un'arma in piu' per tutelarsi dal mobbing in ufficio. Per denunciare una situazione di sopruso, infatti, i dipendenti possono utilizzare espressioni ''oggettivamente offensive'' nei confronti del datore di lavoro senza incorrere in condanne penali per ingiuria o diffamazione. Beneficiando di questa forma di tutela accordata dalla Suprema Corte, Rita T., impiegata sessantenne di Fermo, si e' vista cancellare le condanne per ingiuria e diffamazione inflitte a lei sia dal Giudice di pace che dal Tribunale di Fermo perche', licenziata in tronco dalla sua azienda, aveva preso carta e penna e aveva scritto alla Commissione provinciale di conciliazione e al datore di lavoro Giuseppe M. denunciando che il suo licenziamento non era giustificato perche' in realta' era stata ''vittima di molestie''. Nella sostanza la signora ''accusava il datore di lavoro di mobbing''. Di qui la condanna per ingiuria e diffamazione inflitta a Rita T. sia dal giudice di Pace di Fermo (ottobre 2002) che dal Tribunale di Fermo (marzo 2003) che condannavano la donna anche a risarcire l'ex datore di lavoro per i danni patiti dalle sue accuse. A fare scattare la condanna dell'impiegata, una denuncia scritta nella quale la donna sosteneva che il suo licenziamento costituiva soltanto un pretesto dal momento che ''la causa reale del licenziamento doveva ravvisarsi nel fatto che, sottoposta a particolari attenzioni dal datore di lavoro, aveva negato la propria disponibilita' a corrispondere tali attenzioni''. E, per inciso dichiarava di avere subito ''azione di mobbing''.