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10/06/08
Intervista al Segretario Generale della Uil Luigi Angeletti

» Caro Segretario, una prima inevitabile curiosità: ci racconta in breve il percorso che l’ha portata a diventare il primo rappresentante della Uil?

Ho iniziato molti anni fa il mio percorso sindacale come delegato in un’azienda metalmeccanica romana. Erano gli anni caldi del post ’68 e la situazione nelle fabbriche era molto complessa e in continua evoluzione. Mi fu chiesto se me la sentissi di assumere quel primo incarico sindacale all’interno dell’azienda in cui lavoravo. Avevo circa 20 anni e mi si prospettava un impegno difficile ma molto stimolante. Accettai e da lì è iniziato il mio percorso che ho compiuto in tutti i suoi passaggi, dalla responsabilità territoriale di categoria sino alla Confederazione nazionale e, quindi, alla Segreteria generale della Uil. 

 
 
 
» Uno degli slogan del CPO è : “il lavoro che vogliamo”. Pensa che sia ancora possibile in Italia scegliere il lavoro che più valorizza e gratifica le aspirazioni e il talento individuali?

Credo che sia difficile ma non impossibile. Bisogna sempre puntare alla scelta del lavoro che meglio gratifica le proprie aspirazioni e maggiormente valorizza il proprio talento individuale. Fare un lavoro che abbia una di questa caratteristiche positive, rappresenta un valore aggiunto per sé stessi, per la propria azienda o Ente e anche per l’economia del Paese. Ma al di là della scelta ottimale, quella corrispondente cioè ai “desiderata” personali, il lavoro che vogliamo per tutti è quello a cui venga riconosciuto il giusto valore. La valorizzazione del lavoro è e deve essere un obiettivo possibile per ciascun lavoratore. E questo è l’obiettivo dell’azione sindacale della Uil, a tutela di tutte le persone che lavorano  

 
 
 
» Il tema del lavoro irregolare e dell’economia informale è ormai da qualche anno oggetto di particolare attenzione da parte della politica, organismi tecnici e studiosi. Ancora troppo alta è l’incidenza del fenomeno sul PIL del nostro Paese. Quali pensa possano essere gli strumenti più efficaci per combattere il ricorso troppo disinvolto al lavoro irregolare, sia esso totalmente o parzialmente illegale?

Il lavoro irregolare e illegale è come un cancro per l’economia del nostro Paese. Si dice che la moneta cattiva scacci la moneta buona. Questo principio economico vale anche per il lavoro: quello cattivo scaccia quello buono. E’ un grave errore dunque pensare che sia meglio un lavoro sottopagato, senza tutele e privo di regole piuttosto che niente. Questo lavoro, in realtà, non si aggiunge ad un buon posto di lavoro, ma semplicemente lo sostituisce e, quindi, lo distrugge.
Bisogna dunque combattere la piaga del lavoro nero non solo perché rappresenta una grande ingiustizia sociale ma anche perché costituisce un grave danno per l’economia.
Vanno accresciuti i controlli e le sanzioni e vanno perseguite le imprese che si avvalgono di beni e servizi di queste realtà irregolari. Altre proposte si sono dimostrate inefficaci alla soluzione di questo problema.

 
 
 
» Tre consigli di sopravvivenza e un incoraggiamento agli “acrobati” del mondo del lavoro.

Il primo consiglio è di non porsi l’obiettivo sopravvivere bensì quello di vivere e crescere. Il concetto di sopravvivenza è, in qualche misura, legato al concetto della paura. E il sentimento della paura è quello che precede la sconfitta. Noi invece dobbiamo combattere per vincere. E per vincere c’è bisogno di conoscenza. Il lavoro fondato sulla conoscenza costituisce un patrimonio personale e per lo sviluppo del Paese. Dobbiamo avere fiducia nelle nostre capacità e credere in noi stessi. Accresciamo la nostra conoscenza e la nostra formazione, sosteniamo il valore del merito: su queste basi, potremo fare molta strada. 

 
 
 
» Un’ultima domanda. Al Segretario, cosa c’è di “atipico” nel suo lavoro? E all’uomo, cosa c’è di “precario” nella sua vita?

Il mio lavoro di Segretario ha di “atipico” che è a tempo determinato! Di “precario” nella mia vita c’è il mio lavoro e il mio incarico di Segretario!
Al di là di tutto, posso dire che il mio incarico di Segretario rappresenta per me una bella esperienza a contatto con la gente e per la gente che lavora, produce e, tra mille difficoltà, manda avanti questo Paese. Gente che sono onorato di rappresentare.  

 


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