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La UIL di Roma e del Lazio e la Uil Cpo Roma e Lazio presentano il concorso:
“ A corto di lavoro”
Si può trasformare una realtà quotidiana e apparentemente ordinaria in un prodotto creativo? E’ la domanda che la Uil di Roma e del Lazio rivolge a tutti coloro che abbiano voglia di raccontare un aspetto del mondo del lavoro oggi.
Il contest si rivolge e tutti i lavoratori, anche a quelli nascosti nell’ombra dell’illegalità, per dare loro la possibilità di raccontare il proprio lavoro o “non lavoro”.
La tematica di ogni cortometraggio o documentario partecipante dovrà esser tratta da problematiche inerenti i luoghi di lavoro, la sicurezza sul posto di lavoro o il precariato, lasciando liberi gli ideatori di creare storie di fantasia o documentare casi realmente accaduti.
L’obiettivo è aiutare i lavoratori ad uscire da un'aura di omertà nell’intento di trasmettere l’idea che un mondo del lavoro più giusto, più equo , più attento alla dignità delle persone, più sicuro, non solo è possibile, ma potrà diventare reale solo quando tutti insieme- lavoratori, istituzioni, sindacato- trasmetteranno chiaro il messaggio che è necessario un mutamento culturale.
Il messaggio che la Uil di Roma e del Lazio vuole lanciare attraverso questa iniziativa è basato sulla diffusione di una cultura dei diritti spesso dimenticati e non conosciuti.
In quest’ottica è fondamentale il coinvolgimento soprattutto di quelle fette di giovani lavoratori su cui, proprio in questo particolare momento, grava il peso dell'omertà e di scelte politiche non sempre felici, che negli ultimi anni hanno fatto avanzare sempre più il precariato e il non rispetto delle norme di sicurezza.
Da questa ferma volontà nasce il coinvolgimento del Cpo di Roma e del Lazio, la categoria che rappresenta i lavoratori “atipici”.
Raccogliendo la voce dei protagonisti del mondo del lavoro oggi, la Uil di Roma e del Lazio vuole fare da eco, presso le istituzioni locali e nazionali, su temi- come quelli direttamente sollevati dal concorso- di disagio sociale e lavorativo spesso fin troppo noti, ma ancora, di fatto, irrisolti.
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