Settore Ambiente
Lunedì, 24 Febbraio 2014 16:48

Un patto sviluppo del Lazio

Sono milioni i turisti che ogni anno visitano Roma, ma oltre le bellezze della capitale la nostra regione può contare su un inestimabile patrimonio ambientale, culturale, artistico e agroalimentare che abbraccia tutto il territorio.
Il turismo è l'attività principale della nostra regione, e secondo noi tale deve rimanere. Deve anzi continuare a crescere secondo le linee della sostenibilità e qualità intraprendendo nuove strade che portino i benefici economici anche alle zone marginali, non solo nella capitale.

Lunedì, 24 Febbraio 2014 16:42

LA RINASCITA DELLA VALLE DEL SACCO

Incontro voluto e organizzato dalla consigliera regionale Daniela Bianchi, promotrice della proposta di un masterplan (piano d'azione) per il rilancio economico dell'area.
Il masterplan, firmato dall'architetto kipar, è un programma di sviluppo eco-sostenibile a lungo periodo punta al recupero dell'area con progetti di valorizzazione paesaggistico ambientale, sulla base dell'esempio tedesco della Ruhr.

Lunedì, 24 Febbraio 2014 16:24

I rifiuti nel Lazio

I rifiuti rappresentano un problema ambientale, sociale ed economico centrale nella riflessione sulla sostenibilità che la nuova cultura ecologica ci impone. L'aumento dei consumi e la crescita economica negli ultimi decenni hanno portato alla produzione di enormi quantità di rifiuti, rendendo sempre più stringente la necessità di strategie a lungo respiro finalizzate a minimizzarne al massimo l'impatto ambientale.
Con la chiusura di Malagrotta un passo in avanti si è fatto, ma basta pensare che il 71% dei rifiuti finisce ancora in discarica per capire che le criticità persistono. Quest'intervento, come tutti quelli attuati finora, sono risposte a situazioni emergenziali, che non hanno alla base pianificazioni strutturate che tengano in considerazione tutti i livelli del ciclo dei rifiuti, dalla produzione alla raccolta, dal trasporto, al trattamento fino allo smaltimento.

Lunedì, 24 Febbraio 2014 16:07

Green Economy modello di sviluppo economico

La Green Economy è un modello di sviluppo economico. Un modello però che abbia nel suo attuarsi consapevolezza delle sue ripercussioni sull'ambiente e considerazione delle strategie da applicare per instaurarvi un rapporto più equilibrato, più sostenibile.
La Green Economy nasce infatti sull'onda dei primi studi sui mutamenti climatici e sulle analisi dello sfruttamento delle risorse rinnovabili che che negli ultimi anni propongono un consumo annuo mondiale superiore alle capacità del pianeta stesso di rinnovarsi intaccando inevitabilmente le scorte disponibili. Imputando questi fattori al processo produttivo (in tutte le sue fasi) la green economi pone come assunto un necessario cambio di rotta come alternativa al collasso ambientale.

Lunedì, 24 Febbraio 2014 15:53

PARCO DELL’APPENNINO CIOCIARO

La biodiversità a livello mondiale si sta estinguendo con tassi che vanno ad una velocità da 100 a 1.000 volte più elevati del normale. Negli ultimi 50 anni, il 60% degli ecosistemi terrestri si è degradato e il 70% delle barriere coralline sono minacciate o distrut­te. Nell'UE si trova l'area del Mediterraneo la quale, grazie alle sue condizioni bioclimatiche, è uno dei più importanti hot spot di biodiversità. Il gran numero e la grande varietà di specie sono però messe in pericolo a causa dell'im­patto delle attività umane che spesso vanno a degradare o distruggere gli equilibri ecosistemici del territorio che toccano.

Impatti dei cambiamenti climatici e vulnerabilità in Italia

La comunità scientifica internazionale è consapevole che il nostro pianeta dovrà affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici, alcuni già in corso ed altri che potranno accadere in un futuro anche prossimo . Questo accadrà probabilmente anche se le emissioni di gas-serra e di aerosol saranno ridotte significativamente nei prossimi decenni tramite l'attuazione di politiche di mitigazione su scala globale. Infatti secondo le evidenze scientifiche presentate sia nell'ultimo rapporto di valutazione dell'IPCC (AR4-WGII) del 2007, sia nel recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environment Agency, EEA) “Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012 - An indicator-based report” del 2012, nei prossimi decenni la regione Europea ed in particolare la regione del Mediterraneo dovrà far fronte ad impatti dei cambiamenti climatici particolarmente negativi, i quali, combinandosi agli effetti dovuti alle pressioni antropiche sulle risorse naturali, fanno della regione del Mediterraneo una delle aree più vulnerabili d’Europa (EEA, 2012). Gli impatti negativi attesi nei prossimi decenni sono correlati principalmente ad un innalzamento eccezionale delle temperature medie e massime (soprattutto in estate) all’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità ed episodi di precipitazioni piovose intense) ed alla riduzione delle precipitazioni annuali medie e dei flussi fluviali, con conseguente possibile calo della produttività agricola e perdita di ecosistemi naturali.
In questo contesto, i potenziali impatti attesi dei cambiamenti climatici e le principali vulnerabilità per l’Italia possono essere sintetizzate come segue: possibile peggioramento delle condizioni già esistenti di forte pressione sulle risorse idriche, con conseguente riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole; possibili alterazioni del regime idro-geologico che potrebbero aumentare il rischio di frane, flussi di fango e detriti, crolli di roccia e alluvioni lampo. Le zone maggiormente esposte al rischio idro-geologico comprendono la valle del fiume Po (con un aumento del rischio di alluvione) e le aree alpine ed appenniniche (con il rischio di alluvioni lampo); possibile degrado del suolo e rischio più elevato di erosione e desertificazione del terreno, con una parte significativa del Sud del Paese classificato a rischio di desertificazione e diverse regioni del Nord che mostrano condizioni preoccupanti; maggior rischio di incendi boschivi e siccità per le foreste italiane, con la zona alpina e le regioni insulari (Sicilia e Sardegna) che mostrano le maggiori criticità; maggior rischio di perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali, soprattutto nelle zone alpine e negli ecosistemi montani; maggior rischio di inondazione ed erosione delle zone costiere a causa di una maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi e dell’innalzamento del livello del mare (anche in associazione al fenomeno della subsidenza, di origine sia naturale sia antropica); potenziale riduzione della produttività agricola soprattutto per le colture di frumento, ma anche di frutta e verdura; la coltivazione di ulivo, agrumi, vite e grano duro potrebbe diventare possibile nel nord dell’Italia, mentre nel Sud la coltivazione del mais potrebbe peggiorare e risentire ancor più della scarsa disponibilità di acqua irrigua; sono possibili ripercussioni sulla salute umana, specialmente per i gruppi più vulnerabili della popolazione, per via di un possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo, di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico, di infortuni, decessi e malattie causati da inondazioni e incendi, di disturbi allergici e cambiamenti nella comparsa e diffusione di malattie di origine infettiva, idrica ed alimentare; potenziali danni per l’economia italiana nel suo complesso, dovuti alla possibilità di un ridotto potenziale di produzione di energia idroelettrica; a un’offerta turistica invernale ridotta (o più costosa) e minore attrattività turistica della stagione estiva; a un calo della produttività nel settore della pesca; ad effetti sulle infrastrutture urbane e rurali con possibili interruzioni o inaccessibilità della rete di trasporto con danni agli insediamenti umani e alle attività socio-economiche.

Un primo tentativo di valutare i costi economici degli impatti dei cambiamenti climatici (Carraro, 2008) in Italia mostra che se la temperatura salisse di 0,93°C, la perdita aggregata di Prodotto Interno Lordo (PIL) indotta dai cambiamenti climatici nella prima metà del secolo (2001-2050) potrebbe essere compresa tra lo 0,12% e lo 0,16% del PIL, corrispondente ad una perdita dell’ordine dei 20-30 miliardi di Euro. La perdita economica potrebbe arrivare fino allo 0,20% del PIL se la variazione di temperatura fosse di +1,2 °C nello stesso periodo. In particolare alcuni settori, come il turismo e l’economia delle regioni alpine, potrebbero subire danni significativi. Nella seconda metà del secolo, inoltre, gli impatti attesi sono ancora più rilevanti, con una riduzione del PIL che nel 2100 potrebbe essere addirittura sei volte più grande che nel 2050.

Circa 3.000 automobili, 1417 motorini, 139 bus Atac, 193 bus turistici, 329 auto commerciali, 627 auto di servizio pubblico (N.CC e taxi), 52 biciclette. Questi i mezzi pubblici e privati (totale 5.743) che lo scorso 11 settembre hanno attraversato via Cavour, altezza piazza dell’Esquilino, dalle 8 alle 19. Numeri che raggiungono quasi il doppio il giorno successivo (12 settembre ore 8 – 19), con un totale di 10.624 mezzi.

Questi alcuni dei dati raccolti dalla Uil di Roma e del Lazio nella settimana tra il 10 e il 17 settembre, nell’ambito di uno studio sul traffico e il suo impatto ambientale che la Uil sta conducendo dallo scorso giugno per monitorare la viabilità pre e post pedonalizzazione.

Dal monitoraggio emerge che, tranne la singola giornata del 10 settembre in cui il numero totale dei mezzi che ha percorso via Cavour è stato pari a 3.500 unità, per il resto della settimana il traffico è stato considerevolmente elevato, raggiungendo in cinque giorni lavorativi un totale di 30.987 tra mezzi pubblici e privati.

“Il rilevamento ha stupito anche noi – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – perché se da un lato il numero totale delle macchine, dei motorini e dei bus che ha percorso questo tratto di strada è diminuito rispetto al precedente monitoraggio di giugno – luglio, tale riduzione è stata alquanto relativa e non si riscontra quel calo che ci saremmo aspettati dopo la pedonalizzazione e il cambio della viabilità. Ciò significa che un provvedimento di limitazione parziale produce pochi risultati e sarebbe pertanto opportuno effettuare scelte più drastiche. Come la chiusura totale di via dei Fori Imperiali e la pedonalizzazione parziale del Tridente. Solo così, forse, riusciremmo a salvaguardare il nostro centro storico e la sua qualità di vita”.

Nella giornata di lunedì 16 settembre, ad esempio, sono transitati su via Cavour 6.409 mezzi, di cui 3.330 automobili private. Nella stessa fascia oraria (8 – 19) del 10 luglio il numero delle macchine era stato pari a 3.874, per un totale di 7.238 mezzi.

“Ribadiamo al sindaco Marino la richiesta di un confronto urgente con le confederazioni sindacali per la stesura di un piano per la mobilità che interessi l’intera città – conclude Bombardieri – e che possa prevedere la pedonalizzazione del centro storico, ma ancor prima il potenziamento dei mezzi pubblici e parcheggi a tariffe agevolate per residenti e lavoratori”.

“L’incremento della raccolta differenziata crediamo sia il primo passo per contribuire a risolvere il problema rifiuti, senza incappare costantemente in situazioni di emergenza. Ciò permetterebbe di avere meno rifiuti da trattare e, ovviamente, costi più ridotti sull’intera gestione che, pensiamo, debba essere affidata a una società pubblica o partecipata, magari con il coinvolgimento anche di Ama”.

 Questa la posizione della Uil di Roma e del Lazio in merito alla vicenda della discarica che sta animando i dibattiti degli ultimi giorni.

 “La soluzione - spiega il responsabile Ambiente della Uil regionale, Giuliano Sciotti - potrebbe essere la creazione di una multi-utility che si occupi di individuare e gestire le discariche, la raccolta differenziata e che abbia la gestione completa dell’intero ciclo dei rifiuti, evitando così il ricorso al privato e snellendo le procedure di trattamento”.

Giovedì, 01 Agosto 2013 07:26

Censimento traffico

CENSIMENTO TRAFFICO
Via Cavour e Piazza Equilino

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Oltre 5.120 automobili, 2.508 motorini, 102 bus Atac, 256 bus turistici, 596 auto commerciali, 55 biciclette. Questi i numeri dei mezzi pubblici e privati che il 10 luglio hanno attraversato via Cavour (altezza piazza dell’Esquilino) dalle 8 alle 19. Numeri che aumentano in maniera esponenziale se considerati nell’arco di una settimana. Dal 26 giugno al 3 luglio, ad esempio, su via Cavour (altezza via dei Serpenti) sono passati 45.667 mezzi, di cui 23.883 macchine private, 13.602 motorini, 225 bus Atac, 770 bus turistici, 3.242 auto commerciale, 213 bici. Con un’emissione totale di Co2 superiore a 6.200 Kg/Km.

Questi alcuni dei dati raccolti dalla Uil di Roma e del Lazio nell’arco di due settimane di monitoraggio e verifica della viabilità e del suo impatto ambientale in una delle zone più trafficate della Capitale. Dati monitorati dal 26 giugno al 12 luglio in specifiche fasce orarie. “Orari condizionati a volte – specifica il segretario generale all’Ambiente della Uil regionale, Giuliano Sciotti – da manifestazioni, cortei o temporanee deviazioni della viabilità. Nonostante però in alcune giornate il monitoraggio sia stato effettuato soltanto durante le ore mattutine, il numero dei mezzi è particolarmente elevato e, di conseguenza, anche l’emissione dei gas di scarico”.

Nelle due settimane considerate, infatti, l’emissione totale di Co2 è stato pari a 12.450,239 Kg/Km, di cui 7906,149 Kg/Km dalle automobili, 2187,944 Kg/Km dai motorini, 41,883 Kg/Km dai mezzi Atac, 98,86 Kg/Km dai bus turistici, 1031,571 dalle auto commerciali e 1183,827 dalle auto di servizio pubblico.

“Cifre preoccupanti – commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – che hanno un impatto devastante sulla nostra vita quotidiana e sull’ambiente. Come ribadito recentemente dalla FIMP (federazione italiana medici pediatri), il numero degli under 14 che soffre di qualche forma di allergia è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni e  inquinamento ambientale ed esposizione al fumo fin dalla gravidanza vengono annoverate tra le cause principali di tale aumento”.

Secondo la FIMP, infatti, pur non essendoci una conferma scientifica della correlazione tra smog e insorgere delle patologie allergiche o respiratorie, è certo però che l’inquinamento atmosferico aumenta la sensibilità nei soggetti già predisposti e, inoltre, nei periodi in cui il livello delle polveri sottili è particolarmente elevato, si registrano più accessi al pronto soccorso per disturbi respiratori.

“La pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali e la ridotta viabilità sulle strade limitrofe dovrebbero portare ad una diminuzione del traffico in zona e, di conseguenza, dell’inquinamento ambientale prodotto – dichiara il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri - Chiediamo al sindaco Marino, di cui apprezziamo il tempestivo intervento, un confronto con le confederazioni sindacali sulla stesura di un piano della mobilità che abbracci l’intera città e non soltanto il centro storico. Confronto che vorremmo fosse esteso anche alla questione del costo dei parcheggi sulle strisce blu, che non può penalizzare residenti e lavoratori”.

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Info ambiente

Responsabile Giuliano Sciotti
tel. 06.481661 - fax 06.4827250

g.sciotti@uillazio.it

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    Scritto Lunedì, 02 Dicembre 2013 15:12

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